giovedì 16 luglio 2009

La notte della Repubblica

In questi giorni, in cui la "Notte della Repubblica" è annegata nel più totale disfattismo, nel generalismo e perché no, nel qualunquismo, l'assoluta assenza di idealismo che dilaga nella nostra società mi spinge a sfogare la rabbia repressa che ne consegue in queste parole vuote ed isolate.

Così, tra un Presidente del Consiglio attaccato da ogni parte (sinistra, giornalisti, preti) per reati che non dovrebbero mai essere imputati ad una "guida" di un paese democratico, ed una situazione generale di crisi economico/finanziaria dove il bene del lavoro è sensibilmente (e per taluni casi irrimediabilmente) compromesso, le nostre aziende si avviluppano in una spirale di idiosincrasie al "far bene" ed alla "meritocrazia", per colpa degli interessi personali di vezzosi ed inetti manager che sentono la loro poltrona scricchiolare sotto il peso delle loro incapacità.

La crisi esiste e si fà sentire. Il PIL in costante calo, i fatturati e gli ordini dimezzati, cassa integrazione, mobilità sono parole oramai talmente all'ordine del giorno che rischiamo di perderne il significato, il peso e la drammaticità che portano in seno. Ma le aziende come reagiscono a tutto questo? Stiamo tutti attendendo qualche tipo di miracolo alla "San Gennaro" che dall'oggi al domani riporti i livelli di produzione ad uno stato tale da garantire lavoro per tutti (o quasi)?

La verità, che nessuno vuole ammettere, è che per cambiare lo stato dell'arte nel nostro paese, le scelte di cambiamento devono avvenire primariamente nel profondo di noi stessi. Avere il coraggio di "cambiare" e di "mettersi in gioco" rinunciando a banali privilegi che l'attuale macchina produttiva non è più in grado di mantenere.
Gli imprenditori, che per primi dovrebbero dare il "buon esempio", non hanno ancora avuto il coraggio di sfidare questo sistema oramai incrinato, di reagire alla crisi investendo sulle capacità reali dei propri collaboratori, di sfruttare ciò che di buono in questi anni è stato sviluppato ed estirpando tutta la "gramigna" che questi anni di immobilità ha fatto proliferare.

Se da un lato non posso che essere d'accordo sul fatto che la classe politica deve intervenire con forza per creare le migliori condizioni per una ripresa, dall'altra non posso non pensare che ogni azione intrapresa dal governo (destra o sinistra non importa) non possa portare a niente di positivo se alla base non vi è la volontà di chi opera capillarmente sul territorio di sfruttare al meglio ciò che è rimasto, e le nuove opportunità spalancate dalle riforme economiche e sociali.

Non resta che pregare a questo punto, pregare che la classe dirigenziale intervenga su se stessa per riportare gli standard qualitativi del prodotto Italia ad un livello più consono alle aspettative nazionali ed internazionali, pregare che tutti i fantomatici manager nullafacenti ed incapaci (e sono più di quanti ci possiamo aspettare) vengano allontanati dalle loro striminzite poltroncine, e che l'imprenditoria Italiana riacquisti il sopito orgoglio che l'ha resa tra le più capaci e potenti del mondo.

Pier Paolo Minutoli

1 commento:

  1. La pagina fb dell'urlo è assolutamente antidemocratica.Banna chi la pensa in modo differente politicamente rispetto al PD..in particolare coloro che appartengono ai 5 stelle,impedendo fra l'altro il diritto di replica.Non fatevi ingannare.

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